Idillio Infranto: ultimo film muto, girato in Puglia.

Era il 1931 e si girava la prima pellicola a noi nota ideata, prodotta e girata in Puglia ma anche dell’ultimo film muto italiano.
Ecco “Idillio Infranto” – con il sottotitolo “film folkloristico pugliese” – che narra di una tenera storia d’amore tra Maria, figlia di un mezzadro e Carlo, figlio di un signorotto dell’agro di Alberobello, studente in Medicina a Bari. Maria viene promessa a un altro ricco proprietario terriero e Carlo, convinto di un suo tradimento, torna in città dedicandosi ai bagordi e allacciando una relazione con la maliarda Silvana. Dopo averlo atteso invano Maria cede alla volontà del padre e una volta sposa, inaspettatamente, scopre il calore del suo popolo, dei contadini. Al contrario, Carlo tornerà da lei troppo tardi, avendo tradito oltre a Maria anche la sua terra.

Idillio infranto - Wikipedia

Regista di “Idillio Infranto” fu Nello Mauri e il ruolo di protagonista femminile fu affidato a Ida Mantovani, unica professionista in un cast formato da attori dilettanti.
Artefice del film fu il suo produttore, Orazio Campanella, dandy di Acquaviva delle Fonti, che per realizzare il film, vendette alcune terre di proprietà.

La pellicola, di quello che rappresenta l’ultimo film muto della storia, è stata conservata per quasi 60 anni in una cassapanca di Acquaviva, nella dimora di Orazio Campanella, fino al 1986 e da allora, grazie ad appassionati addetti ai lavori è iniziato un lungo lavoro di restauro.

Il produttore sognava di fare il cinema in Puglia in anni in cui sembrava qualcosa di impossibile.
Idillio Infranto” è stato girato proprio negli stessi mesi dell’avvento del sonoro. Una rivoluzione che avrebbe trasformato l’industria cinematografica, mettendo in crisi persino Charlie Chaplin, del quale, giusto nel 1931, esce “Luci della città”, capolavoro di rumori e musica, senza dialoghi.

Il film fu girato tra Alberobello, Acquaviva delle Fonti e Bari, vista nel suo “salotto buono” di Corso Vittorio Emanuele, il Teatro Margherita, via Sparano con il Palazzo Mincuzzi di cui si intravedono le insegne.

Per approfondimenti sul restauro della pellicola, QUI un articolo del CSC Centro Sperimentale di Cinematografia.

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