La storia dei teatri di Bari • Teatro del Sedile

Il miglio dei teatri è un segreto sconosciuto addirittura alla maggior parte dei baresi. Negli anni Venti del secolo scorso la città era famosa in tutta Italia per la sua attività teatrale: a Bari c’erano addirittura dieci teatri, a poca distanza l’uno dall’altro, nel raggio di un chilometro e mezzo.
C’erano spettacoli di varietà al teatro Trianon, dilettanti che si esibivano al Kursaal Santalucia, oggi chiuso per ristrutturazione, le storie del Teatro Margherita venivano recitate sul palcoscenico appoggiato su palafitte, al Teatro La Fenice è andato in scena un giovanissimo Totò, mentre i primi film sono stati proiettati al Garibaldi. Innumerevoli sono le storie che la città ha messo in scena e ha vissuto.

È documentata l’esistenza di una prima sala teatrale fin dal XVII secolo, ricavata in un bastione del complesso benedettino di S. Scolastica, detto la «Polveriera» perché, espropriato al monastero, era stato utilizzato per riporre le munizioni dell’artiglieria. Nel 1679 il bastione fu ceduto in fitto a tale Giacomo «il Grande» che lo trasformò in teatro, come citato da alcuni scritti: «con tutte le sue cose necessarie per fare recitare commedie in musica e in stile recitativo”.

Il primo vero teatro di bari

Risale, invece, al 1804 l’inizio dell’attività artistica del teatro di proprietà comunale situato nel vecchio Palazzo del Sedile, abitata dall’Intendente, in piazza Mercantile, piazza centrale del borgo antico di Bari. Ricavato in un vasto magazzino, era stato realizzato con strutture in legno e affidato gratuitamente al cav. Lamberti e al sig. Giannico.
Le vicende del Sedile, che comunque sarà l’unico teatro di Bari fino al 1835, si intrecciarono con le discussioni e le diverse proposte del nuovo teatro da costruire nel nuovo borgo.
Infatti, mentre alcuni avrebbero voluto conservare la vecchia struttura o costruire un altro teatro nello stesso sito, posto nel cuore della città antica, altri proposero o di utilizzare dei locali esistenti più ampi, o di realizzare, in una zona del Borgo Nuovo, un teatro ex novo.

Notti Sacre Bari 2019

Nel 1813, durante il viaggio di Gioacchino Murat in Puglia, il Decurionato barese ottenne la concessione di costruire un nuovo teatro. Inizialmente, si destinò ad uso di teatro la Chiesa del Gesù, ubicata in una posizione centrale del Borgo Antico, tra la Piazza Grande e il Palazzo di Città.  Pur avendo presentato un progetto e un piano di spesa di soli 9.000 ducati, l’opera non fu mai realizzata per il divieto del Ministero degli Interni di utilizzare, per il teatro, i fondi destinati al Padiglione Militare e alla Casa dell’Intendenza, oltre all’intransigente opposizione del vescovo Baldassarre Mormile a ridurre un tempio sacro in luogo di divertimento.

Il teatro usato per feste da ballo

Nello stesso periodo, una perizia degli architetti Gimma e Leandro dichiarò pericolante il Teatro del Sedile. Così negli anni successivi la sala fu utilizzata per feste da ballo, come raccontano alcuni scritti trovati su ciò che accadde nel febbraio 1817. Dal «Regolamento di Polizia Urbana e Rurale» si legge che nessuno poteva essere ammesso nella sala da ballo senza la maschera o non decentemente vestito, ad eccezione degli ufficiali e delle donne. Per entrare occorreva essere muniti di biglietti, messi in vendita dall’impresario ad un costo non superiore ai 4 carlini. Erano proibite le maschere da militare, da Arlecchino, da Brighella, da Pulcinella e da pazzo, a meno che non fossero di seta; erano vietati tutti i travestimenti che offendessero il buon costume, la Religione e le persone dei Regnanti. Era, inoltre, proibito entrare con armi e bastoni, anche se necessari alla maschera rappresentata. Era,  però, concesso qualsiasi gioco di carte sia in teatro che nei camerini e in ogni altro luogo di festa.
La sala da ballo era diretta da due deputati, uno nominato dal Sindaco, l’altro militare, scelto dal Comandante della Piazza: a loro era demandata la scelta dei balli e la loro durata; qualora un gruppo in maschera avesse preparato un ballo particolare, per eseguirlo doveva chiederne autorizzazione ai due deputati. I prezzi dei generi venduti nella caffetteria, o trattoria, del teatro dovevano essere stabiliti dai deputati e dall’impresario.

la struttura

Il Teatro del Sedile era costituito da un «locale coperto a volta a forma di vela e  «tre porte di legno della facciata principale che si guarda la piazza protette da cancelli di ferro».
Il locale era munito di «un’antiporta di tavolo di abete, un piccolo vestibolo, piano di platea di tavole, piano per le feste di tavole di ponte, 192 sedie (in platea, n.d.r .), sedili per l’orchestra, lumi, tre teloni e un sipario, venti quinte e un cielo di tela». I palchi, distribuiti su tre file, erano complessivamente 32, ed erano distinti in frontali, laterali e di proscenio; il palco più grande era riservato all’Intendente; al terzo ordine era situato anche il palchettone, o piccionaia.

Da questo cortile sul Palazzo del Sedile – di proprietà di Fondazione Puglia –
si scorge la cupola sovrastante il Teatro del Sedile. Copyright ©VisitBari

Il palcoscenico era dotato di un camerino, 20 quinte, tre teloni con relative carrucole, un sipario ed un telone per il cielo; probabilmente il teatro era dotato anche di macchine per gli effetti sonori. La sala era interamente foderata con tavole di abete, come il pavimento, ed era illuminata da 24 lumi ad olio e un lampadario centrale con lumi di latta.

LA VENDITA DEL sedile per acquistare il teatro del “nuovo borgo”

Sin dal 1789, Bari avvertì la necessità di espandersi al di fuori delle antiche mura. Tuttavia si dovette aspettare che la città diventasse sede di Intendenza, sede della Reale Società Economica e capitale di Terra di Bari per ottenere da Gioacchino Murat, l’autorizzazione a costruire un nuovo «Borgo» fuori la Porta di Bari. All’interno delle discussioni circa il nuovo Borgo, si sentì l’esigenza di edificare anche un nuovo teatro, come elemento tipico della città che si intendeva realizzare e confacente al nuovo ruolo che essa voleva assumere; la vecchia struttura teatrale, divenuta ben presto insufficiente a tali esigenze, non era più decorosa per una città che stava registrando radicali trasformazioni economiche; sociali e amministrative.
Tra il 1820 e il 1822 il Comune di Bari, al fine di raccogliere i fondi necessari alla costruzione di un nuovo teatro, concluse la vendita del Sedile e di altri locali.
Con la somma di 3.645 ducati, il 10 agosto 1823, il teatro venne acquistato dai fratelli Saverio e Domenico Fiore. Da Napoli, per l’avvenuta vendita del locale, Lamberti e Giannico, proprietari del Sedile sin dal 1804, affermarono che non avrebbero liberato la sala prima della costruzione del nuovo teatro.
Nel 1824 il Collegio Decurionale, vedendo sfumare la possibilità di iniziare in tempi brevi l’edificazione del nuovo teatro, deliberò di riprendere in fitto, per quattro anni, dai nuovi proprietari, i Fiore, il locale del Sedile, con l’intento di utilizzarlo come struttura teatrale provvisoria. A tale scopo affidò i lavori di ristrutturazione degli interni in legno all’arch. Giuseppe Gimma.
Con una spesa totale di 1.453 ducati furono anche rinnovati l’illuminazione, consistente in: un lampadario centrale in ferro e lamine con pendagli di cristallo, otto cornucopie, altrettante lampade, tubi di cristallo, portatubi e bicchieri di ottone per raccogliere l’olio che gocciolava dai lumi, 15 lumi di latta a cornucopia con «coppolini alla cinese» verniciati in oro.
Nel 1826, conclusi i restauri, il Sedile riprese l’attività artistica, non trascurando le feste da ballo.

il restauro

Nel 1831, si appurò che la struttura aveva bisogno di urgenti restauri. In particolare, il tavolato del palcoscenico era marcito così come il pavimento in legno della platea. Le quinte della galleria, della stanza corta e del bosco erano scolorite. Inoltre, andavano rifatti i soffitti dei palchi di terza fila e dotare il teatro di un camerino per gli uomini.
Fra il 1831 e il 1833, il Comune, poiché non erano ancora state risolte le controversie circa la scelta del sito e il reperimento dei fondi necessari per la costruzione del nuovo teatro di pianta, pensò di trasformare la sala esistente in struttura definitiva, ampliandola con l’acquisto di locali attigui e della casa della famiglia dell’intendente.
Nel 1834 un sopralluogo evidenziò che i pilastri del teatro presentavano gravi lesioni e che, nonostante le riparazioni realizzate con urgenza, la stabilità della volta era fortemente minacciata. Malgrado ciò, nel 1835, si ribadì l’opportunità di ampliare e ristrutturare il Sedile, anziché intraprendere la costruzione di un teatro di pianta in una zona meno frequentata rispetto a piazza Mercantile. I lavori di ampliamento consistevano nell’aumento della profondità della sala e nell’allargamento laterale della sala.

la chiusura del teatro

La sera del 14 luglio 1835, all’indomani dell’emissione di una ordinanza dell’Intendente per una perizia sullo stato del teatro, nel corso di una rappresentazione della compagnia drammatica Centofanti, alla quale assistevano circa 290 spettatori, «si levò un grido, non si sa chi degli astanti annunciando che l’edificio cadeva». Seguirono scene di panico, e, nel giro di un quarto d’ora, il Sedile venne evacuato.
La sera stessa, il Sindaco chiese all’Intendente la chiusura del teatro, e, dopo un sopralluogo, si dichiarò la necessità di un immediato restauro della curva delle crociere della volta di copertura, gravemente lesionata, e del muro di settentrione attiguo alla scala che portava all’orologio. Dieci giorni più tardi, gli architetti Giuseppe Mastropasqua e Vincenzo Fallacara, nominati periti, giudicarono irreversibili i danni subiti dall’edifici. Quindi, il restauro proposto, risultava inutile.
Nonostante ciò, l’idea di utilizzare il sito del Sedile come teatro, per la sua centralità, non fu abbandonata: in tal senso operò pressioni lo stesso Intendente Marchese di Montrone che, nel 1836, comunicò al Sindaco il suo parere e quello di numerosi cittadini, secondo cui il luogo più opportuno per il teatro era proprio quello del Sedile, nella Piazza del Mercato, più comodo per gli abitanti della città vecchia e del nuovo Borgo.
Una commissione giudicò, tuttavia, limitata l’area occupata dalla vecchia sala e di contro, antieconomica l’acquisizione di altri locali attigui.
In seguito a tale relazione, il Comune accantonò definitivamente l’ipotesi di riutilizzare il Sedile come teatro. Nell’agosto 1835 gli architetti Giuseppe Favia e Natale Lattanzi redassero l’inventario della struttura e degli oggetti in essa contenuti: il materiale di illuminazione e di scena fu depositato in un locale comunale dietro la Dogana; le strutture in legno fatiscenti furono demolite e il legname recuperato fu venduto con l’obbligo di erigere un teatro provvisorio nel giardino di S. Benedetto (opera che non fu realizzata per l’inadeguatezza dello spazio a disposizione e per le piccole dimensioni delle strade d’accesso). Il locale fu, così, restituito ai proprietari.
Nell’aprile del 1839, l’Intendente ordinò che gli oggetti del teatro fossero destinati alla costruzione di un teatro di dilettanti, provvisoriamente sistemato in un salone dell’ex castello di Bari, affidata all’ing. Felice Ravillon.
Nel giugno dello, stesso anno, il materiale fu richiesto da una compagnia comica di passaggio.

Nel 1839 le strutture in legno e l’impianto di illuminazione vennero concesse a Vincenzo Lionetti, per il teatro provvisorio detto «La Zuppiera».

Ascolta il podcast dell’articolo QUI

Bibliografia
“Strutture teatrali dell’800 in Puglia” – a cura di Erminia Cardamone, Matteo De Filippis – Bari ed. Dedalo – 1987

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.