La storia dei teatri di Bari • La Zuppiera

Il miglio dei teatri è un segreto sconosciuto addirittura alla maggior parte dei baresi. Negli anni Venti del secolo scorso la città era famosa in tutta Italia per la sua attività teatrale: a Bari c’erano addirittura dieci teatri, a poca distanza l’uno dall’altro, nel raggio di un chilometro e mezzo.
C’erano spettacoli di varietà al teatro Trianon, dilettanti che si esibivano al Kursaal Santalucia, oggi chiuso per ristrutturazione, le storie del Teatro Margherita venivano recitate sul palcoscenico appoggiato su palafitte, al Teatro La Fenice è andato in scena un giovanissimo Totò, mentre i primi film sono stati proiettati al Garibaldi. Innumerevoli sono le storie che la città ha messo in scena e ha vissuto.

Quattro anni dopo la chiusura del Teatro del Sedile (1835) e prima dell’inizio dei lavori di edificazione del nuovo Teatro Comunale (il futuro Piccinni), per circa venti anni operò, come teatro provvisorio, una struttura in legno situata sul Largo della Marina, nell’area ove, attualmente, sorge la Camera di Commercio.

Autobiografia di Ferdinand Guillaume alias Polidor – sempre in penombra

Già nel 1838, nella stessa area, c’era uno spazio circolare recintato da steccato di legno, e riservato soprattutto agli spettacoli equestri del noto Circo Guillaume.

Ferdinand Guillaume alias Polidor

All’indomani della sua partenza, quello spazio usato per gli spettacoli di acrobati e cavallerizzi, ricevette diverse richieste di concessione del suolo. Ma alla fine, il permesso di erigere un teatro in legno fu accordato, dall’Intendenza, nel giugno 1839 a Vincenzo Lionetti con l’obbligo di circondare la struttura con un muro e con la concessione di utilizzare le strutture in legno e l’impianto di illuminazione del dismesso Teatro del Sedile.

Lo steccato venne sopraelevato e coperto con una tettoia poggiante su travi infisse nella muratura; il tetto conico era dipinto di giallo e il muro di bianco. La costruzione fu completata nel settembre dello stesso anno e, per la sua forma particolare con un tetto simile al coperchio di una zuppiera, fu denominata «La Zuppiera». L’edificio si componeva di tre file di palchi con 6 posti, l’ultima munita di palchettone con 8 posti; la platea, dotata di corridoi di circa 4 palmi*, aveva 160 file di sedie mentre l’intera struttura aveva una capienza totale di circa un migliaio di spettatori.
Il 29 giugno 1839, fu effettuata una perizia e si trovò il teatro più ampio e sicuro rispetto al vecchio Sedile.

L’INAUGURAZIONE DELLA “ZUPPIERA”

Il Teatro fu inaugurato il 19 ottobre del 1839, con la «Parisina» di Donizetti, da una compagnia di musica, che aveva già lavorato al teatro del Sedile, diretta dal maestro barese Antonio Vitale, fabbricante e negoziante di pianoforti, e con un’orchestra formata da 15 professori di musica.
Dall’ottobre del 1839 sino a tutto il Carnevale del 1840, la compagnia, che aveva in repertorio oltre a «La Parisina», la «Lucia di Lammermoor», il «Torquato Tasso», la «Norma», l’«Anna Bolena», il «Ritorno di Pulcinella da Padova», e diversi spartiti buffi, dette 112 recite.

Dopo appena un mese dall’inaugurazione, a causa di copiose piogge, dal tetto in legno cominciò a staccarsi la malta di cui era ricoperto.
Il teatro fu chiuso ma, dopo la perizia di un ingegnere governativo di Napoli – che fece ricoprire le tavole di pece greca – fu prontamente riaperto al pubblico.

Il Malpica, nel 1841, dopo aver assistito ad una rappresentazione nella Zuppiera ed essersi esibito recitando sonetti, scriveva:

«l’odierno Teatro di Bari è un edificio raffazzonato in fretta, a far si che la città non mancasse di un sì bel passatempo»;

contemporaneamente lodava la musica e i cantanti che si erano esibiti, aggiungendo:

«ma non credere che i cantanti e la musica rispondano all’edifizio» .

Nel 1851, il Lionetti, a cui si era affiancato nella gestione il Procacci, migliorò l’edificio con un restauro radicale e lo arricchì di nuove scene.

L’attività della Zuppiera, pur tra mille difficoltà che costringevano il Decurionato ad intervenire con sovvenzioni alle compagnie e con il pagamento del fitto del locale, durò sino all’inaugurazione del nuovo Teatro Piccinni, nel 1854.

Ascolta il podcast dell’articolo QUI

* Al palmo si attribuisce una distanza media di circa 26 cm, cioè la distanza passante tra la punta del pollice e la punta del mignolo in una mano tesa aperta.

Bibliografia
“Strutture teatrali dell’800 in Puglia” – a cura di Erminia Cardamone, Matteo De Filippis – Bari ed. Dedalo – 1987

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