La storia dei teatri di Bari • Teatri su Corso Cavour

Durante e dopo l’attività del Teatro Piccinni e Teatro Cammarano, in città si vide la costruzione di altri teatri a disposizione del grande pubblico che richiedeva sempre più spettacoli.

Si hanno poche notizie a riguardo ma i teatri che negli ultimi decenni dell’800 erano in attività a Bari erano: Arena Nazionale poi Politeama della Marina (1871), Circo Nazionale (1881), Politeama Vittorio Emanuele (1894), 1° Politeama Sbisà o Umberto I (1895-1896) e 2° Politeama Sbisà o Umberto I (1897-1902).

Arena Nazionale, poi Politeama alla Marina (1871)

Poiché il Cammarano, risultò insufficiente ai bisogni della popolazione che richiedeva uno spazio più ampio per gli spettacoli, il Consiglio Comunale, nella seduta del 1° maggio 1877, approvò la costruzione di un’Arena Nazionale, poi denominata «Politeama alla Marina».
Il 13 e il 16 maggio dello stesso anno si deliberarono le modifiche e i miglioramenti della costruzione e, il 15 giugno, venne affisso un manifesto pubblico della relativa delibera.

Circo Nazionale (1881)

Il Circo Nazionale fu costruito nel 1881 dai Santoro, in una zona libera, sulla destra del Nuovo Borgo, verso il mare, all’incirca dov’era il vecchio Teatro della Zuppiera. La concessione della struttura era di cinque anni, con riserva di demolirla anticipatamente nel caso fosse stato eretto, nel frattempo, il nuovo Politeama, a cui il Consiglio Comunale pensava, e si fosse dato inizio alla fabbrica della Camera di Commercio prevista sulla stessa area.

La qualità degli spettacoli che venivano dati al Circo Nazionale non doveva essere delle migliori, come anche le condizioni in cui il pubblico vi assisteva.
Infatti, sul «Giornale di Bari» del 24 luglio 1884, si legge che, a tre anni dalla sua costruzione:

«Ancora non si può contare di aver avuto la pena di sentire Bacci e Franceschini, ma ad essere sinceri, quel circo non si porta a stare aperto che nell’autunno e nella primavera. In estate si soffoca, d’inverno si gela. Si è detto in tutti i toni che le poltrone sono scomode, che le sedie sono un Ietto di Procuste, ma è un gridare al deserto. Noi speriamo che si faccia migliore consiglio, che si smetta di seccare il pubblico con una successione di compagnie di ogni risma. Che vengano buone compagnie ed in tal modo sarà contentato il pubblico il quale accorrendo numeroso, farà gli interessi di tutti».

Tuttavia gli spettatori non dovevano mancare. Sui guadagni ricavati dai proprietari che gestivano il Circo, tornarono più volte i consiglieri comunali, sia per opporsi alla costruzione del nuovo Politeama, sia per avallarla:

«Oggi c’è il Circo Nazionale dove il pubblico si diverte e per il quale il proprietario non perde ma guadagna» (consigliere Marco Sbisà).

«Appunto pel guadagno che fa. il Circo Nazionale si vede il bisogno di un Politeama stabile e sufficiente ai bisogni della città che tuttodì aumenta» (consigliere Tommaso Giotta).

Politeama Vittorio Emanuele (1894)

Questo Politeama in legno era sito nell’odierna Corso Cavour. Il proprietario, Donato Greco, preoccupato di perdere il pubblico e i guadagni, cercò di bloccare la costruzione del nuovo Politeama che il Comune pensava di erigere, e per il quale stavano ormai giungendo numerose proposte da privati. Così chiese al Consiglio la concessione, per dieci anni, di quattro metri di suolo per ampliare la struttura. Alla richiesta allegò due tavole del progetto riguardanti una il prospetto principale, l’altra le piante dei tre ordini di palchetti, riservandosi di presentare il rilievo della nuova copertura. La commissione nominata per esaminare i progetti del nuovo Politeama da costruirsi, rigettò la proposta che consisteva solo in modifiche da farsi ad una struttura già esistente.
Il Greco, tuttavia, riformulò la richiesta, proponendo l’ampliamento del Politeama, sostituendo le parti in legno dell’edificio con parti in muratura, e dotandolo di una solida copertura capace di resistere a qualsiasi intemperie. A tale scopo chiese al Comune la concessione gratuita, per cinque anni, di quattro metri di suolo adiacenti alla struttura, assicurando di rendere il locale adatto a qualunque spettacolo. Ma anche questa richiesta fu rifiutata.

1° Politeama Sbisà o Umberto I (1895-1896)

Nel 1895, Giacomo Sbisà, con il figlio Francesco, aveva eretto un Politeama presso il mercato in ferro dell’allora piazza Cavour. I giornali dell’epoca evidenziarono che lo Sbisà aveva realizzato, a proprie spese, un’opera decorosa e utile alla cittadina. Una compagnia buffa inaugurò il 1 giugno il teatro che occupava «un’area di mq. 1.850, misurando in lunghezza m. 50 ed in larghezza m. 37».
L’edificio era dotato di tre grandi porte di entrata, abbastanza larghe per l’accesso delle carrozze.
La grande sala poteva contenere 600 sedie e 110 poltrone; due ordini di palchi, di cui 18 alla prima fila e 29 alla seconda, oltre ad una galleria e ad un anfiteatro. Il palcoscenico era largo 12 metri; la bocca d’opera era coperta «da un bellissimo sipario réclame offerto da un gruppo di negozianti baresi». La copertura laterale era in tegole, la centrale in zinco, «da potersi rimuovere nella piena stagione estiva». L’illuminazione elettrica era fornita da 3 lampade ad arco nella sala e una sul prospetto, da 26 lampadine divise tra la ribalta, i corridoi e gli altri locali.
«La costruzione solidissima, fatta con ogni buona regola d’arte», era opera del maestro Angelo Berardi, coadiuvato da Saverio Sancipriani.
Il successo che accompagnò gli spettacoli, spinse lo Sbisà a migliorare il cartellone nell’anno successivo. Nel 1896 si esibì la Compagnia di operette e opere semiserie diretta da Adolfo Martinez; tra maggio e giugno dello stesso anno si dette l’opera buffa del barese Nicola De Giosa «Napoli di Carnevale», che registrò il tutto esaurito.

Lo Sbisà, nel frattempo, rese più agevole l’accesso al teatro, sistemando otto fanali sulla nuova strada aperta lateralmente all’edificio. Purtroppo a causa della stagione inclemente e poiché la strada non era stata completata, gli spettacoli vennero spesso disertati, creando notevoli problemi finanziari.

Il Politeama fu costretto ad interrompere l’attività nel 1896.

2° Politeama Sbisà o Umberto I (1897-1902)

Nel 1897, Giacomo Sbisà costruì un nuovo Politeama Umberto I, ottenendo in concessione dalla Capitaneria di Porto «una zona di terreno arenile situata nella spiaggia di Bari»;  la concessione, che aveva la durata di sei anni a partire dal maggio 1897, prevedeva la revoca e l’abbattimento della struttura, il giorno stesso dell’inaugurazione del vicino Politeama Petruzzelli.

Il nuovo edificio, posto alle spalle della Camera di Commercio, a differenza del primo, era in muratura e legno, così da «poter rimanere aperto anche nelle stagioni fredde». Era costituito da due file di palchi e un loggione in terza fila, aveva la sala a ferro di cavallo, era dotato di un locale da caffè con ingresso all’esterno. .
Il Politeama, che aveva visto l’impegno di Saverio Sancipriani e del macchinista teatrale Nicola Grosso, fu inaugurato il 13 giugno 1897 dalla Compagnia di operette Gonzales, che rappresentò «Il Venditore di Uccelli».
Il 25 aprile del 1898 il Consiglio Comunale si impegnò con i fratelli Petruzzelli per la costruzione di un nuovo Politeama. Poiché l’Umberto I veniva ad essere diretto concorrente del nuovo teatro, i Petruzzelli avevano chiesto che fosse demolito due mesi prima dell’inaugurazione della loro struttura. Il Consiglio, tenendo conto delle spese sostenute dallo Sbisà, e dei precedenti accordi di quest’ultimo con la Capitaneria di Porto, deliberò che la demolizione dell’Umberto I avvenisse non più tardi di due mesi dal giorno dell’inaugurazione del nuovo Politeama.
Il teatro, quindi, continuò a funzionare sino al 1902, alternando alle opere buffe, opere liriche e richiamando un pubblico numeroso, che disertava il Teatro Piccinni, sia per la comodità del luogo, sia per i prezzi ridotti praticati.

L’area che prevediamo potesse riguardare la costruzione di questi teatri “provvisori” è quella che possiamo immaginare guardando queste meravigliose foto che la community “Bari tanto tempo fa” ricorda e condivide con tanta passione.

Ascolta il podcast QUI

Bibliografia
“Strutture teatrali dell’800 in Puglia” – a cura di Erminia Cardamone, Matteo De Filippis – Bari ed. Dedalo – 1987

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