La storia dei teatri di Bari • Teatro Cammarano

Dal censimento dei teatri, effettuato nel 1868 dal Ministero degli Interni, si rileva l’esistenza, a Bari, del Teatro Cammarano, sito in piazza Garibaldi.
Probabilmente munito di più file di palchi, il teatro si pose in antagonismo rispetto al Teatro Piccinni da poco completato, riprendendone, a detta delle cronache dell’epoca, la tipologia, ma rivolgendosi a un pubblico popolare e piccolo borghese, anche se non si conosce il genere di spettacoli che vi erano allestiti.

la storia del teatro

Il palazzo del teatro fu costruito tra 1867-1870 dal Pretore Avv. Francesco Saverio Cammarano, imparentato con la nota famiglia di artisti napoletani che contava attori, commediografi, librettisti e pittori di grande fama.
Della sua storia, invero, non abbiamo molte notizie dirette, ma una serie di indizi permettono di ricostruirne le linee generali della sua breve esistenza.

Nel 1870 il teatro è già attivo. Durante la sua assenza da Bari per la carica di Pretore, Francesco Saverio affida la gestione del teatro – fino al decesso avvenuto nel 1880 – al padre Antonio Cammarano, che ne aveva curato anche tutte la fasi di costruzione. Proprio la morte del padre e la necessità di provvedere personalmente alla gestione del teatro, possono aver spinto il giudice Francesco Saverio a richiedere l’aspettativa dalla sua carica di Pretore. Successivamente la gestione viene affidata all’agente teatrale Emanuele Damiani, che svolse tale attività in Bari per alcuni decenni. L’attività del teatro Cammarano cessa irrimediabilmente con la morte del giudice Francesco Saverio nel 1887 e anche la sua esistenza fisica viene meno pochi anni dopo, nel 1890, quando gli eredi trasformarono i locali del teatro in “magazzini da pigione”.

le notizie sul teatro

Per comprendere come fosse possibile l’esistenza di un teatro in un palazzo di civile abitazione e come questo dovesse apparire facciamo ricorso ad alcuni documenti d’archivio.
La prima notizia del Teatro Cammarano viene, appunto, dal Censimento dei teatri voluto dal Ministero degli Interni al 1° Dicembre 1868. Questo censimento riporta per Bari, oltre al Teatro Piccinni, solo il Teatro Cammarano. Di questo si dice che è in costruzione e si indica come anno di fondazione il 1869, evidentemente con riferimento al previsto inizio delle attività.
Vengono date sinteticamente le seguenti notizie:
• dedicato a spettacoli “serali” di “prosa e musica”;
• gestione da parte di “impresari, allorché si presenteranno”;
• struttura a “Galleria” senza riferimenti ad ordini e numero di palchi, al numero dei posti ed al reddito ricavabile;
• proprietà e dote privata di Antonio Cammarano.

Risulta evidente che la struttura del Teatro Cammarano è ancora tutta in fieri, tanto che la nota complessiva sull’importanza del teatro è lapidaria e del tutto negativa:
“È in costruzione. Sarà di infima importanza”.

l’attività del teatro

Nel 1869 si era proceduto all’ampliamento del palcoscenico del Teatro Piccinni, per cui furono eliminate delle file di sedie e altri arredi. Il Cammarano acquista per 450 lire alcuni di questi arredi dismessi nel maggio 1869, tra cui “93 sedie in ferro, cornucopi, mensole, carselle”.
Le “carselle” erano un tipo di lampada ad olio, fornita di un dispositivo che manteneva costante la luminosità, inventata dall’orologiaio francese Carcel all’inizio dell’800 e che in numerose versioni trovò ampia diffusione.


Dalla Strenna Barese del 1870 si ha notizia della entrata in attività:

“Il Teatro Cammarano di fresco costruito può dirsi in piccolo l’immagine del Piccinni”.

Non è escluso che tale considerazione del cronista sia stata suggerita proprio dagli arredi dismessi dal Piccinni e acquistati dal Cammarano.

la struttura del teatro cammarano

La conformazione strutturale del teatro può essere ricostruita attraverso un documento “curioso” e, a prima vista, del tutto insignificante.
Si tratta di un analitico elenco di chiavi al conto dell’amministrazione dei beni ereditari compilato nel giugno 1888, ad un anno dalla morte del Cammarano.
Dall’elenco si ricava che il teatro aveva due ingressi: uno da piazza Garibaldi al n° civico 60 e uno interno oltre l’androne del portone al n° civico 58.
Nel teatro vi era un ingresso principale con due stipi a muro laterali e uno spaccio dei biglietti.
Il teatro, oltre alla platea, si sviluppava con due file di palchi e la piccionaia. C’erano poi il palcoscenico e sette camerini. E, ancora, un corridoio e un bagno, e, infine, un accesso diretto dal teatro al giardino retrostante affacciantesi su via Abate Gimma.
Per chiarezza si deve precisare che lo sviluppo verticale del teatro comprendeva l’altezza corrispondente a quelli che oggi sono il piano terra ed il piano scantinato del palazzo, allora non separati.

Dall’inventario del 1887 dei beni ereditari di Francesco Saverio Cammarano ricaviamo, invece, gli arredi pertinenti al teatro:
– 24 file di sedie in ferro con cuscini e spalliere di pelle a 4 sedili [= 96 posti];
– 14 file di sedie di abete a 4 sedili [= 56 posti];
– 77 sedie con fondo di paglia [= 77 posti] per un totale di 229 posti a sedere;
– 5 scanni per la musica;
– 8 lumi di ottone ad olio e 2 lumi a sospensione.
E ancora:
1 stipo, 1 cassettone, 2 casse, 1 tappeto, 1 toeletta con specchiera, 2 scanni, 1 stipo piccolo, 1 bagnarola, 5 stuole di paglia, 2 tavolini da giuoco, 2 tavolini, 1 baulle e 1 sacco da viaggio, 4 consolle.

Potrebbero provenire dal Teatro Cammarano alcuni divanetti e sedie di abete, con fondo di cordino di paglia intrecciata, che si conservano ancora nella famiglia originaria; questi sono dipinti in bianco con filetti in nero o in verde scuro con filetti in bianco, e sono caratterizzati dall’avere sulla spalliera decalcomanie con personaggi o scenette teatrali. Venivano indicate dalle persona anziane di famiglia come sedie “alla siciliana”.

Al suo decesso nel 1887 il giudice Francesco Saverio Cammarano non lascia alcuna discendenza essendo morti infanti i suoi due figli Annina e Antonio. Né la moglie Anna Felicia dell’Aquila, né gli altri eredi risultarono interessati al mantenimento dell’attività teatrale. Si decise, così, di liberare gli ambienti del teatro e di trasformarli in magazzini da fittare.

Una prima trattativa fu avviata nel 1889 col sindaco di Acquaviva delle Fonti per vendere scenario, attrezzi e sedie, ma non andò a buon fine. Nel 1890, gli arredi furono venduti al Teatro Comunale di Massafra, che con una spesa di 950 lire acquistò:
– 11 quinte quasi nuove con i rispettivi teloni
– 80 sedie in ferro
– 120 sedie in legno
– lumi e altri accessori.

Questi arredi pare siano sopravvissuti nel teatro massafrese fino agli anni ‘50 del Novecento, quando quel teatro fu trasformato in sala cinematografica.
Liberato dagli arredi, si diede inizio nello stesso anno ai lavori di “riduzione del teatro nel primiero stato di magazzini da pigione”.

Ascolta il podcast QUI

Bibliografia
“Strutture teatrali dell’800 in Puglia” – a cura di Erminia Cardamone, Matteo De Filippis – Bari ed. Dedalo – 1987
“Il Palazzo Cammarano-Dell’Aquila e il suo teatro: un esempio di edilizia privata nel Borgo murattiano di Bari” di Carlo dell’Aquila – estratto da “Gioacchino Murat e la nuova città di Bari – Atti del convegno di studio per il Bicentenario murattiano – Puglia Grafica Sud – 2015

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