La storia dei teatri di Bari • Teatro Petruzzelli

Dopo l’Unità d’Italia si registrò a Bari un incremento delle attività commerciali e industriali del «Largo Murattiano», o città nuova, e così anche un rilevante sviluppo demografico e una ripresa delle iniziative pubbliche quali il completamento del nuovo porto e della ferrovia. Bari fu la prima città ad avere un piano regolatore. La zona orientale del Borgo, tra corso Cavour e via Cardassi, era destinata a ville e piazze.
Lo sviluppo della città fece sentire la necessità di un nuovo teatro più ampio del Teatro Piccinni.

Nel corso degli anni erano sorte, su aree libere e per iniziativa privata, varie strutture teatrali provvisorie, inadeguate, però, alle necessità della popolazione e all’immagine che la città stava dando.

Il primo progetto

Nel 1879 l’Amministrazione esaminò il progetto di sistemazione dell’attuale Corso Cavour che, con la Camera di Commercio, il mercato in ferro e il Politeama, andava ad occupare parte dell’area destinata a ville.
Nel 1881 l’imprenditore Antonio Barone e il fratello, presentarono domanda per costruire un Politeama, richiedendo l’esecuzione del suolo gratuito alla Marina e il sussidio di 12.000 lire.
Nelle «Condizioni per la concessione di suoli e simili per la costruzione di un Politeama a Bari», si legge:

«lI Municipio di Bari concede gratuitamente al Signor Antonio Barone il suolo di mq. 3.224 nella piazza Cavour, già Largo della Marina, tra l’edificio camerale e il mercato in ferro, per erigere un Politeama. L’edificio sarà chiamato De Giosa. Il Municipio non dovrà corrispondere altro, né per la costruzione, né per la conservazione, né per futuri restauri al Politeama. Il Politeama non verrà gravato da tasse comunali; l’edificio non potrà adibirsi ad altra destinazione se non quella di teatro. In caso di demolizione o abbandono, si intende abbandono anche chiusura dell’edificio per tre anni senza motivo, il suolo tornerà al Comune. Il concessionario si obbligherà a iniziare i lavori entro 6 mesi dalla consegna del suolo e a terminarli entro 2 anni. L’edificio dovrà essere decente e solido, con illuminazione, cisterne e bagni; il Politeama dovrà contenere 3.000 persone».

Il progetto del Politeama era stato affidato dai Barone all’ing. bolognese Gaetano Canedi, già autore, a Milano, del Teatro della Commedia, poi Teatro Manzoni. Il progetto redatto per Bari seguiva la tipologia dei «teatri-circo» che si era andata sviluppando negli ultimi decenni del XIX secolo, con platea trasformabile in arena, un palcoscenico ampio per offrire al pubblico spettacoli diversi che andavano dalla lirica alla commedia, dagli spettacoli equestri ai balli, e vani sottostanti utilizzati per gli animali indispensabili alle esibizioni.
Il Consiglio impose che l’eventuale spazio libero doveva essere adibito solo a giardino e i locali annessi al Politeama potevano essere usati per ristorante e caffé. Il Politeama doveva presentare, inoltre, «sul prospetto un portico proporzionato dove potessero avere circolazione le vetture» e «offrire così la comodità agli accorrenti di scendere ed accedere perfettamente al coperto». Dovevano esserci «tre porte di accesso sul prospetto necessarie per il gran numero degli spettatori che possono trovar posto in platea».

I primi concessionari abbandonano il progetto

Ma tra le tante modifiche richieste, ritardi nell’esecuzione del progetto, la malattia del progettista Canedi, proroghe per il capitale investito anche in altre imprese da parte dei concessionari, nel dicembre del 1890 il Consiglio fu chiamato a deliberare sulla richiesta dei Barone di rescindere il contratto di costruzione del teatro, lasciando al Comune, come penale, i disegni del Canedi del valore di 10.000 lire, in modo che il Municipio potesse concederli con il suolo gratuito a chi, in futuro, avesse voluto costruire il Politeama con un progetto già approvato.

Quattro anni più tardi il Consiglio Comunale si trovò a dover scegliere tra due nuovi progetti: il primo fu presentato da Giacomo Sbisà e prevedeva la ristrutturazione del Politeama Sbisà già eretto nell’attuale Corso Cavour.
La seconda proposta venne dai fratelli Onofrio e Antonio Petruzzelli, commercianti di stoffe, che proponevano, invece, la costruzione ex novo di un Politeama, con un progetto diverso da quello di Canedi, sul suolo già destinato ai Barone, più ampio e di maggiore capienza rispetto al progetto dello Sbisà ed esteticamente più pregevole, con il prospetto a ponente e in asse con l’isolato compreso tra le due strade Calefati e Putignani.

Il comune sceglie il progetto dei fratelli petruzzelli

Esaminati i progetti, venne scelto il progetto presentato dai Petruzzelli. La struttura sarebbe stata munita di portico carrozzabile, vestiboli, sale da fumo, guardaroba, caffé, saloni, foyer, tutti in corrispondenza della sala. Questa doveva essere illuminata con lucernaio di giorno, a gas o da luce elettrica di sera; la ventilazione sarebbe stata garantita da fori sotto la platea e da rosoni nel soffitto.
I punti salienti dell’accordo prevedevano l’esenzione da imposte comunali e l’obbligo, per il Comune, di non concedere né vendere altri suoli per la costruzione di altre strutture teatrali definitive o provvisorie, per un periodo di 20 anni.

Il progetto fu commissionato dai Petruzzelli al bitontino Angelo Cicciomessere (che in seguito cambiò il cognome in Messeni), ingegnere capo del Comune di Bari dal 1885 al 1897, e cognato degli stessi Petruzzelli.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante monumento

L’edificio era così strutturato: prospetto principale compresi gli avancorpi; ingresso principale con tre vani che davano nella sala, da usarsi per concerti, caffé chantant, alla cui destra si era lasciato un locale da adibirsi a piccolo palcoscenico.


Nel prospetto retrostante un corpo avanzato dava un maggiore spazio al palcoscenico e, attraverso una rampa, garantiva l’accesso di vetture e cavalli. Il palcoscenico era munito di 6 camerini e 2 locali per gli artisti, completi di servizi; sotto il palcoscenico, nella parte più alta, erano previste le scuderie per gli animali dei circhi equestri.
Ai due ingressi laterali che immettevano nel corridoio del vestibolo vi erano due scale di accesso al piano nobile e ai piani ammezzati, da costruirsi sui locali del pianterreno destinati per club privati.

la scelta del nome

I fratelli Petruzzelli facevano rilevare le differenze tra misure e capienza, servizi e accessori, tra il Teatro Piccinni, il primitivo progetto Petruzzelli, il progetto Canedi e il nuovo progetto da loro presentato e chiedevano la concessione di 1.600 mq. in più rispetto ai 3.224 già concessi dal Comune. Il Consiglio dette parere positivo per il Politeama che superava di gran lunga la capienza del progetto Canedi ed era artisticamente valido, e accettò che il teatro prendesse il nome dei mecenati e non più Politeama De Giosa.
Il 10 luglio 1898 fu approvato il progetto con le modifiche suggerite dal Consiglio ed eseguite dall’ingegnere redattore Cicciomessere. I lavori cominciarono subito; i Petruzzelli chiesero al Comune di cingere il teatro con una cancellata in ferro su zoccolatura in pietra da taglio, di pavimentare i viali, gli spazi rotabili e da passeggio posti intorno all’edificio.

Il Politeama definitivo, che è quello che si conserva ancora oggi, forma un vasto isolato di figura rettangolare.
La sala perfetta per la visibilità e l’acustica è a ferro di cavallo. Aveva una capienza di 3.200 posti. Fu decorata da Raffaele Armenise che, nel 1895, aveva presentato il progetto d’ampliamento del Piccinni.

Al primo piano, in corrispondenza dell’avancorpo, ha sede dal 1903, il Circolo Unione.

Il teatro, costato ben 990.000 lire, fu inaugurato il 14 febbraio 1903 con gli «Ugonotti» di Meyerbeer.

il più grande teatro di bari e quarto d’italia

Il Teatro Petruzzelli si distingueva rispetto agli altri teatri italiani per la straordinaria capienza (oggi di 1.482 posti, ridotti in seguito alle normative di sicurezza) oltre che per varietà della programmazione.
Sul palcoscenico del Petruzzelli furono rappresentati i grandi classici del repertorio lirico e nuovi spettacoli in linea con le tendenze del panorama artistico internazionale.
Il palcoscenico del Petruzzelli ha vissuto artisti indimenticabili: i tenori Mario del Monaco, Alfredo Kraus, Beniamino Gigli, Tito Schipa, il soprano Renata Tebaldi e il baritono Renato Bruson.
Quando, alla fine della seconda guerra mondiale, Bari diventò sede delle forze alleate il Petruzzelli fu occupato dall’esercito anglo-americano che lo trasformò in un contenitore dedicato allo svago per le proprie truppe, come testimoniato da «Polvere di Stelle». Il film interpretato da Alberto Sordi e Monica Vitti descrive l’atmosfera di un Petruzzelli palcoscenico di ogni forma di intrattenimento e tra i più ambiti dagli artisti.

Nel 1973 il Petruzzelli ottenne il riconoscimento di «Teatro di tradizione».

Dal 1981 il Teatro accolse le più grandi compagnie di balletto e cantanti più noti, regalando al pubblico spettacoli indimenticabili e apprezzati del panorama mondiale.
Le stagioni del Petruzzelli di Bari erano tra le più belle d’Italia.

L’incendio

I riflettori si erano appena spenti sulla Norma di Bellini quando, la notte del 27 ottobre del 1991, un incendio distrusse il Teatro danneggiando irrimediabilmente la vita artistica del capoluogo pugliese e lasciando i cittadini nello sgomento di un evento inimmaginabile.

Il 6 dicembre 2009, con la chiusura ufficiale del cantiere, il Teatro viene riconsegnato a Bari e alla Puglia completamente ricostruito, esattamente com’era nei suoi spazi fondamentali, ma con strutture all’avanguardia dal punto di vista della sicurezza e delle tecnologie.

Ascolta il podcast QUI

Bibliografia
“Strutture teatrali dell’800 in Puglia” – a cura di Erminia Cardamone, Matteo De Filippis – Bari ed. Dedalo – 1987
Fondazione Petruzzelli – http://www.fondazionepetruzzelli.it

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